Cybercrime e Formula 1: chi vince la sfida?

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Chissà se gli autori del celebre slogan “La potenza è nulla senza il controllo” più di 25 anni fa immaginavano un futuro dominato dall’abbondanza e quindi ipotizzavano la centrale importanza della corretta gestione delle risorse.

Lo slogan ebbe talmente successo che fu (e tuttora è) coniato da chiunque e declinato nei più disparati contesti.

Spesso questa massima è stata pronunciata in ambito sportivo e nella maggior parte dei casi nel mondo automobilistico/motociclistico con la leggera modifica “la velocità è nulla senza il controllo”.

La frase sempre utilizzata per descrivere un veicolo estremamente veloce ma difficilmente gestibile, negli ultimi anni può invece fotografare un fenomeno più recente ma della stessa importanza: il cybercrime.

Il cybercrime è più veloce di tutti?


Oltre alla luce e al vento, è difficile individuare qualcosa di più veloce di un automobile della Formula 1: ricerca e tecnologia fanno costanti passi da gigante e consentono di migliorare continuamente le prestazioni e abbassare i tempi.

Ma ogni strumento è neutro e dipendente dal suo utilizzo: nel caso della Formula 1 la tecnologia dà e la tecnologia toglie.

Cybercrime e sport: perché la formula 1 è più a rischio di altri sport

La Formula 1 è uno degli sport tecnologicamente più avanzati al mondo: tutto è interconnesso, dai sensori IoT sulle auto al software basato sul cloud che utilizziamo per comunicare e operare dal trackside” ha dichiarato Karen McElhatton, CIO della McLaren, solleticando l’appetito dei pirati informatici.

A semaforo rosso e motori spenti, già gli attacchi Cyber hanno giocato un brutto scherzo alla Williams, costretta ad annullare la presentazione con la realtà aumentata del nuovo abitacolo per via di un attacco hacker.

Figurarsi durante un gran premio: 1,5 terabyte di dati vengono trasmessi e attraversano rapidamente lo spazio tra ogni singola auto che viaggia a più di 300 km/h, il box e il quartiere generale.

La capacità di interpretare i dati e prendere decisioni consapevoli rappresenta la differenza tra una vittoria e una sconfitta, ma si tratta di “un quantitativo di dati che per essere gestiti e difesi non basterebbero 60 persone” ha denunciato Hicks, CIO Mclaren in un’intervista a Wired.

Come si combatte il Cybercrime in Formula 1?

Nella stessa intervista, Hicks ha promesso e annunciato che in futuro si potrà “combattere il fuoco con il fuoco” alludendo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

“In un settore in cui conta ogni secondo, o meglio ogni millesimo di secondo, l’accesso ai dati giusti da parte delle persone giuste si sta dimostrando fondamentaleha annunciato Jager, indicando nell’intelligenza artificiale l’unica direzione futura possibile per tutti i team di Formula 1.

La strategia della Mclaren

Darktrace è proprietario del sistema Cyber di intelligenza artificiale utilizzato da Mclaren.

“Un sistema di autoapprendimento che riconosce il comportamento normale quotidiano per intercettare le minacce”.

Questa tecnologia alimenta Antigena, il sistema di difesa Mclaren che permette alla casa automobilistica di curarsi e difendersi da sola, come avvenuto durante il Gran Premio di Imola del 2020 quando bloccò un attacco phishing diretto all’AD Zak Brown che superò tutti i sistemi di controllo.

La strategia della Williams

Il team rivale della Mclaren, la Williams, ha adottato una strategia simile con un protagonista differente: Acronis, che ha permesso di migliorare le operazioni e ottimizzare le risorse, soprattutto riducendo l’arco temporale delle finestre di backup da giorni a minuti e automatizzando la protezione attraverso l’intelligenza artificiale.

“Per essere completamente protetti, è importante indirizzare i seguenti cinque vettori: sicurezza, accessibilità, privacy, autenticità e sicurezza (SAPAS). La tecnologia Acronis offre tutto questo, semplificando la protezione e la gestione della propria infrastruttura di dati da parte dei team” ha affermato Jan-Jaap Jager, Acronis Board Advisor alla Gazzetta dello Sport.

Da chi provengono gli attacchi Cyber e a che scopo

Gli attaccanti in questo caso non indossano la divisa del team rivale: “tutti gli attacchi informatici sono criminali e hanno l’obiettivo di danneggiare la reputazione del team, estorcere denaro o rallentare lo sviluppo tecnologico”  ha sentenziato il responsabile Acronis.

Come abbiamo anticipato in diverse occasioni, la tipologia di attacchi e di “attaccanti” è piuttosto variegata perché, come fa notare Hicks, “il cybercrime è evoluto e oggi ha formato un mercato globale di servizi di hacking professionali”.

Uno studio condotto dalla MIT Technology Review Insights ha evidenziato come il 96% dei leader della sicurezza (300 dirigenti e manager di tutto il mondo) è convinto che l’intelligenza artificiale avrà il dominio degli attacchi della sicurezza del futuro.

In questa indagine altre due percentuali sono degne di nota:

  • il 68% degli intervistati che ritiene l’AI la tecnologia utilizzata in futuro per attacchi di impersonificazione e spear-phishing
  • il 60% che giudica la risposta umana non sufficiente a respingere l’attacco automatizzato.

Lo scudo con il quale siamo costretti a proteggerci è lo stesso che minaccia il futuro: l’intelligenza artificiale rappresenterà la fondamentale arma di difesa oppure lo strumento poderoso di attacco?

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