Ikea spia i dipendenti e viola la privacy: multa da 1 milione di euro

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Da “Big Brother is watching you” di Orwell a “Ikea is watching you” il passo non è stato breve, ma abbastanza sorprendente.

A distanza di 61 anni il romanzo diventa realtà e il ruolo del Grande Fratello è interpretato da Ikea, colpevole di spiare i propri dipendenti.

Nel triennio 2009-2012 infatti Ikea fece spiare centinaia di dipendenti con lo scopo di sottrarre informazioni sensibili da utilizzare successivamente durante controversie con clienti e sindacati.

E’ notizia recente il verdetto del processo del tribunale di Versailles che ha accolto parzialmente le richieste dell’accusa e condannato Ikea.

La condanna a Ikea: tra richiesta dell’accusa a decisione del tribunale

L’accusa aveva chiesto 2 milioni di euro di sanzione per “sorveglianza di massa” e il coinvolgimento di 15 soggetti.

Il tribunale di Versailles ha condannato Ikea, ma in maniera più leggera per “ricettazione di dati personali in modo fraudolento” e solamente 2 soggetti.

Il giudice ha sanzionato con 1 milioni di euro complessivo il dipartimento francese del colosso svedese.

Inoltre l’ex Amministratore Delegato Ikea Francia è stato condannato a due anni di carcere con la condizionale a 50 mila euro di multa, mentre l’ex dirigente responsabile della gestione del rischio è stato condannato a 18 mesi con sospensione della pena e 10mila euro di multa. 


Tutti gli altri 13 soggetti coinvolti dall’accusa sono stati assolti o condannati con sospensione della pena.

Come si comportò Ikea nel 2012, immediatamente dopo le accuse

Nel 2012 questo caso di cronaca fece scalpore sia a livello Nazionale, sia a livello Mondiale, creando imbarazzo a tutto il mondo Ikea che solamente in Francia garantisce lavoro a più di 10 mila dipendenti.

All’epoca il colosso svedese ammise la colpa, si scusò pubblicamente e promise nette modifiche al fine di evitare uno spionaggio bis.

Oltre le parole, anche i fatti, perché l’indomani della pubblicazione di questa indagine, Ikea licenziò tutti 15 i soggetti coinvolti dallo scandalo.

Cosa è emerso durante le recenti indagini

Louis Baillot, ex AD Ikea Francia ha sempre negato di aver ordinato l’operazione di spionaggio dei dipendenti Ikea mentre Jean Francois-Paris, altro condannato, ha ammesso davanti ai giudici l’esistenza dello spionaggio.

L’ex responsabile di gestione del rischio ha addirittura quantificato l’investimento da parte di Ikea per adempiere all’operazione di spionaggio in una cifra annua intorno ai 600 mila euro.

Come andrebbero trattati i dati dei propri lavoratori

Andando oltre al caso di spionaggio da parte di Ikea, per ignoranza e disorganizzazione soprattutto le piccole-medie imprese rischiano di incorrere in sanzioni per la cattiva gestione e trattamento dei dati personali dei propri dipendenti.

In ogni azienda i datori di lavoro entrano in contatto con i dati personali non solamente dei propri dipendenti, ma anche dei candidati, dei fornitori e dei clienti.

Occorre conoscere e rispettare le indicazioni presenti nel GDPR riguardanti la gestione e il trattamento di questi dati da parte del datore di lavoro.

Obblighi del datore di lavoro

  • Garantire il rispetto della vita privata e la protezione dei dati personali;
  • Ridurre al minimo il trattamento di dati personali, limitando il trattamento ai dati necessari per lo scopo perseguito nel singolo caso;
  • Garantire il rispetto concreto dei principi e degli obblighi connessi al trattamento di dati per scopi di lavoro.
  • Dimostrare il rispetto di tali principi e obblighi (principio di accountability) in caso di richiesta del Garante.
  • Raccogliere i dati direttamente dall’interessato o da terzi, solo con il consenso dell’interessato;

La durata di memorizzazione dei dati personali dei dipendenti non può essere più lunga del necessario e i dati devono essere pertinenti, idonei e non eccedenti;

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