Whatsapp si impadronisce della privacy ma i consumatori protestano

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Chissà se il WhatsTheDocHacked del nostro TeamExplorer9 elaborato in occasione dell’ultimo Hackaton sarebbe potuto servire al board di Whatsapp, finito per l’ennesima volta sotto l’occhio del ciclone.

Cavalcando il momento e speculando sui problemi di Whatsapp potremmo affermare in maniera sicura e positiva al dubbio, proponendo l’informativa elaborata da Diego Maranini e compagni come la soluzione ai problemi, ma il tema è più delicato del previsto.

L’aggiornamento privacy di Whatsapp

Non occorre essere citati da Manzoni e avere i voti di Don Abbondio per parafrase “Questo matrimonio non s’ha da fare” dei Promessi Sposi in “questo aggiornamento privacy non s’ha da fare” in riferimento al tanto discusso aggiornamento privacy di Whatsapp.

Un feeling mai sbocciato considerato che le polemiche hanno anticipato la pubblicazione dell’informativa, inizialmente in programma l’8 febbraio e poi posticipata al 15 maggio.

Critiche soprattutto per quanto riguarda la possibilità da parte degli utenti di whatsapp business di utilizzare i dati delle conversazioni private per scopi di marketing.

Se i 4 mesi di rinvio non hanno placato le polemiche, nemmeno il passo indietro di Whatsapp nell’evitare di rendere obbligatorio l’aggiornamento è riuscito a calmare gli animi.

La denuncia dell’organizzazione europea dei consumatori

“Da diversi mesi WhatsApp esercita indebite pressioni sui propri utenti affinché accettino i nuovi termini d'uso e l'informativa privacy. Eppure questi termini non sono né trasparenti, né comprensibili per gli utenti” denuncia la nota presentata dall’organizzazione europea dei consumatori (BEUC) alla Commissione Europea.

A scatenare l’ira della BEUC, oltre al contenuto e la natura dell’informativa sono la tempistica e la ricorrenza delle notifiche che limitano la libertà di scelta dei consumatori.

Inoltre, la pietra dello scandalo sarebbe la mancata chiarezza delle comunicazioni: “è praticamente impossibile per i consumatori avere una chiara comprensione delle conseguenze che i cambiamenti di WhatsApp comportano per la loro privacy, in particolare il relazione al trasferimento dei dati personali a Facebook e ad altre terze parti”.

Come ha risposto Whatsapp alle polemiche

Come era lecito attendersi, Whatsapp pubblicamente sminuisce l’importanza dell’aggiornamento e delle potenziali conseguenze:

“L'azione del BEUC è basata su un fraintendimento dello scopo e dell'effetto dell'aggiornamento dei nostri termini di servizio. Il nostro recente aggiornamento spiega le opzioni che gli utenti hanno a disposizione per inviare messaggi ad un'azienda su WhatsApp e fornisce ulteriori informazioni, in modo trasparente, su come raccogliamo e utilizziamo i dati. L'aggiornamento non amplia la nostra capacità di condividere i dati con Facebook e non incide sulla privacy dei vostri messaggi con familiari e amici, ovunque essi siano. Saremmo lieti di avere l'opportunità di spiegare al BEUC l'aggiornamento e di chiarire cosa significa per gli utenti”.

Oltre alle prevedibili dichiarazioni di facciata, Whatsapp nel frattempo continua imperterrito a pressare i propri utenti, chiedendo attraverso notifiche e alert di accettare l’aggiornamento delle condizioni privacy.

La posizione della Commissione Europea

Interpellata (direttamente) sia dall’accusa, sia (indirettamente) dalla difesa, la Commissione Europea ha pubblicato di recente una nota ufficiale in merito a questa diatriba:

“La Commissione Europea nelle prossime settimane valuterà con attenzione tutti gli elementi presentati dal BEUC insieme alle autorità nazionali a tutela dei consumatori per valutare la necessità di ulteriori approfondimenti sulla questione e di un’eventuale azione coordinata come previsto dal regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori”.

Difficile capire ora se il matrimonio verrà interrotto o prevarrà l’amore non corrisposto: fatto sta che nel frattempo lo sposo verde sta obbligando le milioni di spose a firmare il consenso per ricevere i baci.

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