Alla scoperta dell’intelligenza artificiale

Alla scoperta dell’intelligenza artificiale

Una delle principali regole del giornalismo è la tripla S: soldi, sangue, sesso.
Un dogma utile ad istruire gli aspiranti giornalisti e le nuove reclute in redazione sugli argomenti da trattare per suscitare interesse, generare curiosità e aumentare i lettori.

Cambia il mondo, ma non cambia la tipologia di interesse della società, sempre particolarmente attenta a scovare informazioni sui 3 macro temi.

C’è un tema che negli ultimi decenni, pur non appartenendo a nessuna delle tre macro aree - oppure si potrebbe sostenere in una visione (fin troppo ampia?) che le tre aree siano incluse da questo tema - genera un crescente interesse e divide l’opinione pubblica.

Stiamo parlando dell’Intelligenza Artificiale, talmente diffusa da aver già ottenuto l’acronimo “AI” (artificial intelligence): lunghissima la fazione dei sostenitori, altrettanto folta la fronda dei detrattori.

La definizione di intelligenza artificiale

Tra gli infiniti tentativi di descrivere l’intelligenza artificiale racchiudendo il significato in poche parole, citiamo una fonte autorevole: il Parlamento Europeo.

“L’intelligenza artificiale (IA) è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività.

L’intelligenza artificiale permette ai sistemi di capire il proprio ambiente, mettersi in relazione con quello che percepisce e risolvere problemi, e agire verso un obiettivo specifico. Il computer riceve i dati, li processa e risponde.

I sistemi di AI sono capaci di adattare il proprio comportamento analizzando gli effetti delle azioni precedenti e lavorando in autonomia”.

Le quattro tecnologie a sostegno dell’intelligenza artificiale

Le applicazioni dell’intelligenza artificiale si moltiplicano giorno dopo giorno, ed è diventata talmente insita nella società moderna che nemmeno ci rendiamo conto dell’utilizzo quotidiano che ne facciamo.

Consapevoli dell’incompletezza di tale classificazione, abbiamo provato a distinguere quattro differenti tipologie di tecnologie che rappresentano le categorie di intelligenza artificiale: 

  • Natural Language processing (elaborazione del linguaggio naturale): in questa branca dell'intelligenza artificiale il focus è sulla comprensione, l’interpretazione e l’utilizzo del linguaggio umano da parte dei computer. Il NLP (Naturale Language processing appunto) permette ai computer di comunicare con gli umani, rendendo possibile la comprensione di un testo e l’ascolto di una voce;
  • Machine Learning (apprendimento automatico): questo ramo dell’AI addestra la macchina all’apprendimento. Il modello su cui si sviluppa il Machine Learning è analitico e si fonda sulla collaborazione tra la macchina che raccoglie dati, identifica modelli e prende decisioni, e l’umano che interviene per impostare l’apprendimento e correggere eventualmente il tiro.
  • Deep learning (apprendimento profondo): in questa tecnologia l’umano imposta dei parametri utili al computer per riconoscere dei modelli e simulare il ragionamento umano al fine di prendere decisioni;
  • Computer vision: come suggerisce il titolo, questa tecnologia si occupa del campo visivo. Il computer che entra in possesso di immagini e video, attraverso modelli di deep learning identifica e classifica gli oggetti e i soggetti.
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Storia dell’Intelligenza artificiale: tra passato, presente e futuro

La patina giovane e l’animo futuristico dell’intelligenza artificiale nascondono una longevità maggiore rispetto a quanto si possa immaginare.

Sembra infatti scontato sostenere che il passato rappresenti una parentesi più breve rispetto a ciò che il futuro ha in serbo per l’AI, ma supportare questa tesi significa prevedere ciò che accadrà nel 2079.

La nascita e l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale

Si inizia a parlare di Intelligenza artificiale nel lontano 1956, sotto lo pseudonimo di “Sistema Intelligente”.

Siamo a un convegno negli Stati Uniti e il programma Logic Theorist sviluppa alcuni teoremi matematici partendo da informazioni già impostate.

Seguirono decenni di grande entusiasmo e fermento dove si assistette alla produzione di numerosi programmi e software che però ben presto evidenziarono il limite di risolvere esclusivamente problemi matematici preimpostati e non riuscire a individuare soluzioni al variare di determinati fattori.

La biologia attraverso lo sviluppo dei sistemi esperti diede la spinta necessaria all’evoluzione dell’intelligenza artificiale che già all’inizio degli anni ‘80 fece il suo approdo in ambito commerciale e uscì dai confini continentali.

A proposito di confini: quello che separa il passato dal presente è datato 1997 e avviene sopra una scacchiera. Il campione del mondo russo Garry Kasparov concede la rivincita al computer già sconfitto a scacchi l’anno prima.

“Le macchine non si stancano, non si scoraggiano, non hanno reazioni valutabili sul piano dell’emotività” dichiara nel suo libro “deep thinking” l’indomani della storica sconfitta che ridefinisce le gerarchie.

Il presente dell’Intelligenza Artificiale

Soffitto per alcuni, pavimento per altri: la vittoria della macchina sull’uomo traccia inevitabilmente un solco definitivo tra ciò che era e ciò che è.

L’Intelligenza Artificiale guadagna credibilità e non per forza questa si traduce in ottimismo: come ogni novità che si rispetti, dalla scoperta del fuoco in poi, anche questa porta con sé timori e preoccupazioni.

Difficile capire se la rivoluzione ci sia già stata, si sta verificando o dovrà esserci: fatto sta che è impossibile non costruire una propria idea sull’eterna sfida tra rischi e benefici dell’intelligenza artificiale. 

D’altronde nessuno rimane escluso da questa novità, tant’è che risulta quasi inutile citare alcuni dei numerosi esempi di collaborazione tra uomo e macchina, legati dall’intelligenza artificiale come la sanità, le infrastrutture private e pubbliche, pratiche quotidiane come ricerche online, traduzioni ma anche automazione della filiera produttiva.

L’Intelligenza Artificiale determinerà o subirà il futuro?

Parlare di futuro e non prevedere un incremento notevole del potere, del coinvolgimento e dell’autonomia dell’Intelligenza Artificiale risulta avventato. Pronosticare ciò che sarà e non includere l’AI significa fare i conti senza l’oste.

Eppure se si cerca online, uno dei primi risultati mostrati dall’algoritmo (a conferma di ciò che sostiene Kasparov, non c’è conflitto d’interesse) è una raccolta di citazioni contro l’intelligenza artificiale.

Se qualcuno avverte dei tuoni, i saggi insegnano che probabilmente da qualche parte almeno sta piovendo: non è tutto oro ciò che luccica e già in questo blog abbiamo parlato dei rischi e delle insidie che nasconde un uso inconsapevole e disattento di tecnologie apparentemente innocue come Faceapp.

Per questo motivo occorre conoscere i rischi, esattamente come i benefici, e prendere le giuste contromisure per ottenere il meglio e limitare il peggio.

Nel 2018, la Commissione Europea ha pubblicato una Comunicazione su IA, avente tre obiettivi principali:

  • Investimenti nel campo della ricerca e dell’innovazione e miglioramento dell’accesso ai dati per incrementare la capacità tecnologica e industriale europea e assorbimento della AI nei vari settori dell’economia;

  • Operazioni di modernizzazione del sistema educativo e della formazione al fine di anticipare i cambiamenti nel mercato del lavoro e sostenendo il processo di transizione e trasformazione;
  • Assicurazione di un adeguato quadro etico e legale, basato sui valori dell’Unione e in linea con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Ciò include linee guida su regolamenti esistenti e responsabilità sui prodotti, un’analisi dettagliata dei problemi che possono essere generati e una co-operazione tra tutte le parti interessate per stabilire delle linee guida etiche.

Anche in questo caso non si hanno sufficienti informazioni per giudicare. La certezza è che pertinenza, sensibilità e completezza degli interventi giuridici dovranno avere la stessa velocità dell’apprendimento delle macchine per non risultare immediatamente obsoleti.Perché l’AI impara dai propri errori, mentre l’umanità ha già dimostrato di non esserne sempre capace.

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